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L'amore da Roma a New York
Auteur
- Silvia D'Amico (Écrivain)
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Thèmes
RomanceAcheter neuf
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Classement en biblio
extrait
Molti sostengono che il percorso della nostra vita sia già scritto da qualche parte, altri invece credono che siamo gli unici responsabili della nostra sorte, io penso che sia l'insieme di entrambe le cose a costruire la nostra esistenza.
Era una magnifica giornata di sole d'estate, di quelle giornate che non vorresti mai che finissero, un pomeriggio in cui il mare raggiunge una calma tale da congiungere la sua linea all'orizzonte con l'infinità del cielo blu, quei pomeriggi in cui la sabbia è talmente tiepida sotto la pianta del piede che non smetteresti mai di passeggiare.
Gli esami della maturità erano iniziati, gli scritti fortunatamente conclusi, ma gli orali, quelli erano ancora tutti da affrontare. E allora spesso andavo al mare per cercare concentrazione in quell'atmosfera paradisiaca, ma puntualmente incontravo la vicina di ombrellone che era sempre lì con la voglia di scambiare due chiacchiere, senza pensare minimamente che forse, i fogli che avevo tra le mani non erano semplici parole crociate, ma il programma del quinto che non era stato portato a termine e che quell'espressione dubbiosa sul mio viso non era quella da quindici verticale, ma come fare a ricordarmi tutte quelle dannate date e soprattutto come fare ad associarle agli eventi.
“Bella giornata per prendere un po' di sole non ti sembra?” mi disse con aria soddisfatta.
“Ah..Si infatti”.
“La mamma non è venuta oggi?”
“No”.
Ma la sventurata non colse le mie risposte ermetiche di cortesia e così iniziò tutta la trafila.
“C'è sempre da fare in casa, io mi sono svegliata presto, ho cambiato le lenzuola, steso i panni, pulito i vetri, spolverato, ho fatto il riso per il pranzo, il pollo per la cena, annaffiato le piante ed eccomi qui a godermi il meritato riposo”. Oh mio Dio ma a che ora si è svegliata, io dovrei prendermi una settimana di ferie per fare tutte queste cose... ma a che diamine sto pensando, lo sapevo che neanche oggi sarei riuscita a studiare.
Quello fu l'ultimo pomeriggio che andai al mare da sola per studiare. Mia madre da allora doveva rappresentare il filtro ad ogni chiacchiera, colei che doveva custodire con tenacia la mia tranquillità e concentrazione, ma purtroppo, le mie aspettative non erano del tutto corrette. Lei adora il mare e si rilassa talmente tanto da dormire meglio di qualsiasi altro posto al mondo e così, il più delle volte, mi ritrovavo a doverla coprire nei suoi sonni improvvisi durante le chiacchierate con le signore vicine o tossire ripetutamente per celare il suo russare.
“Che ne dici di farci una bella passeggiata. Sei su quella stessa pagina da più di un'ora!” Mi disse dopo l'ultimo pisolino.
I suoi sono sempre stati saggi consigli e chiacchierare con lei è sempre stato rilassante e costruttivo. Anche quella volta sarebbe stato sicuramente di aiuto.
Lo stabilimento in cui andavo ormai da più di dieci anni, aveva una buona posizione sulla costa. Era situato in un punto in cui la scogliera, molto vicina alla spiaggia, consentiva al mare di rimanere sempre basso e quasi sempre pulito. Era un mondo perfetto sia per i bambini che per i giovani amanti degli sport da spiaggia.
Nella parte sinistra del complesso vi erano tutti gli alberghi della zona con animatori e svaghi annessi, in quella destra invece un'altra miriade di stabilimenti identici al nostro, ma con una maggiore possibilità di incontrare parenti o conoscenti e ripetere ad ognuno di loro le stesse solite cose di un inverno arretrato.
“Allora - le chiesi con fare disinvolto - da che parte si va, grandi alberghi o carrellata di stabilimenti?”
Quella fu la risposta che cambiò le sorti della mia vita, la risposta che mi ha portato sin qui, l'unica responsabile del mio percorso.
“Hai bisogno di svagarti, vedere gente in vacanza che si diverte. Non ti serve incontrare i soliti volti che ti chiedono cose di cui sono già al corrente. No! Andiamo a sinistra”.
E così prendemmo a camminare in quella direzione.
Tutte le volte che mi sono trovata davanti alle difficoltà, mia madre mi ha teso la sua mano. E' stata una figura fondamentale, un punto fermo, l'unica che mi ha capita e ascoltata. Ho sempre pensato che il nostro rapporto così unico e raro sia il risultato di un passato difficile.
Tutti mi hanno sempre definito una ragazza forte, una spalla sulla quale piangere, un'amica ideale per confidarsi, una saggia voce della coscienza, ma lei no. Ha sempre visto le mie debolezze e la voglia di nasconderle, ha sempre capito i miei silenzi, ma non ha mai davvero immaginato quanto soffrivo nel vederla vivere una vita che non accettava.
Non ho mai amato dormire, sin da piccola trascorrevo ore nel letto a pensare, sognare, immaginare situazioni fantastiche, ma nelle innumerevoli volte che rimanevo inerme nella mia camera, udivo i suoi pianti provenire dalla stanza accanto. Da bambina pensavo che fossimo io e i miei fratelli la causa di quelle lacrime. Lei correva tutto il giorno senza mai fermarsi, la sera era stremata, allora cercavo di essere più brava possibile. Mi sforzavo di mangiare anche cose che non mi andavano, sistemavo i giocattoli senza lasciare mai nulla in disordine, mi impegnavo a vestirmi da sola. Ricordo ancora quando trascorsi un'intera giornata a fare il fiocco ai lacci delle scarpe, alla fine ero fiera di me perché sollevavo mia madre anche da quest'altra incombenza. Ma più diventavo grande e più mi rendevo conto che non eravamo noi la causa dei suoi tormenti. Il mio cercare d'essere una bambina modello non le risolveva alcun problema. Avevamo delle difficoltà economiche notevoli che ci costringevano a cambiare spesso casa, lavoro e scuola. Ormai avevo acquisito una sbalorditiva capacità d'inserimento: salutavo tutti come fossero grandi amici, senza approfondire alcun rapporto o quantomeno scoprire i loro difetti, e così sorridevo di continuo, tanto era solo per un breve periodo.
Mia madre ha sempre lottato per garantirmi la serenità ed io mi sono impegnata a costruire il mio carattere in queste difficoltà familiari.
Cercavo di vedere il lato positivo in ogni situazione negativa, di apprezzare le piccole cose, gustarmi ciò che avevo oggi, perché non sapevo domani cosa sarebbe potuto succedere.
“A breve sarà tutto finito e potrai tornare a goderti questo meraviglioso mare", mi disse sorridendo mentre affrettava il passo.
“Non vedo l'ora. Ho proprio bisogno di un'estate all'insegna del divertimento e al dolce far nulla” le risposi, mentre camminavamo sempre più svelte sulla battigia. Quella passeggiata veloce, o meglio, maratona di mia madre, richiamò l'attenzione di Luca, un mio vecchio amico del liceo e compagno d'avventura al corso di Assistente bagnanti, il quale si trovava a lavorare nel villaggio di punta del complesso alberghiero.
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Résumé
Par hasard, Serena devient sauveteur dans un village de vacances et lorsqu'elle rencontre le chef animateur, sa vie prend un tournant complètement inattendu : une amitié naît entre les deux puis une bouleversante histoire d'amour. Rome et New York, le Colisée et la Skyline, Trastevere et la Cinquième Avenue, carbonara et hot-dogs, Tiffany Starbucks et Fraschette, sont la toile de fond de cette comédie pétillante.
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